Matera

Capitale Europea della Cultura 2019
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U-tumbr

Storia del Pane

Sulla tavola dei materani non manca mai il pane. Una volta ogni famiglia si occupava di preparare la propria forma di pane. Alla base della preparazione vi era il lievito (“u lvet”), il quale veniva conservato avvolto in una coperta e passato di famiglia in famiglia. Caratteristico anche il movimento delle mani a pugno chiuso necessario ad amalgamare la farina con lievito ed acqua (“trmbè”), operazione che si svolgeva su tavoliere di legno massello (“tavljr”). Terminato l’impasto, la massa (“la moss”) veniva solitamente suddivisa in tre pani di dimensioni uguali e uno più piccolo (“tre pjzz e n pzzarid”), e disposti su di una tavola lunga e stretta (“la tovl du pen”), che l’aiutante del forno si occupava di ritirare all’ora stabilita.Ogni forno (“u firn”) si avvaleva di uno o più aiutanti, i quali giravano per le strade della città per le prenotazioni ed il ritiro del pane da cuocere. Il loro arrivo era caratterizzato dal suono del fischietto (“u fjscharjl”). Ritirate le forme di pane da cuocere, si preparava il forno per la cottura, il quale veniva riscaldato con legna di arbusti (“la frosch”). Una volta cotto veniva riportato ai legittimi proprietari, spesso accompagnato dalla focaccia al pomodoro (“fchozz”) o con olio e zucchero (“ricchl”), un momento molto attesto per i bambini

Il Marchio del pane
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Il timbro o marchio del pane è un manufatto ligneo, di altezza tra i 10 e i 20 cm, scolpito a tutto tondo, e variamente decorato, costituito da un unico blocco di legno e suddiviso in due sezioni principali: una superiore con una figurazione decorativa-simbolica e una inferiore nella cui base venivano incise le iniziali di un nome. Ogni famiglia ne possedeva uno ed era utilizzato per marchiare la pasta cresciuta, impastata nelle proprie case e poi cotta nei forni a legna della città. Spesso era offerto dall’uomo come richiesta e pegno d’amore, durante il corteggiamento, e le iniziali incise nella base del timbro erano quelle del cognome e nome del pretendente. Era custodito dalle donne sposate tra le cose personali e nessuno poteva prenderlo. Gli autori di questi timbri altro non erano che i pastori e i contadini, che durante i pascoli e le transumanze riportavano in quei semplici pezzi di legno tutta la loro maestria e conoscenza di raffigurazioni arcaiche tramandate attraverso i timbri stessi. Le tipologie raffigurate sono essenzialmente di tipo antropomorfo, zoomorfo, fallico e di ispirazione architettonica.

U-tumbr
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Un progetto nuovo che ripercorre attraverso una rivisitazione dei timbri in chiave moderna con l'utilizzo di materiali innovativi come la pietra acrilica (solid surface) e il legno rigorosamente autoctono.
L'accostamento tra i due materiali valorizza l'oggetto stesso rendendolo unico e di design. Tutto questo corredato di un "tag" con tecnologia nfc che permette di conoscere la storia e vedere alcuni contenuti multimediali attraverso l'utilizzo di uno smartphone di ultima generazione con il quale basta avvicinarlo al timbro per scoprire i contenuti………..
……….."Touch and go"...…...

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